Produrre e trasmettere energia solare con pannelli solari nello spazio è possibile?

La missione spaziale della Caltech University ha portato il fotovoltaico nello spazio, a dimostrazione che tutto è possibile

Negli ultimi anni abbiamo assistito a significativi progressi tecnologici nel mondo delle energie rinnovabili, tanto che sono diventate sempre più competitive rispetto alle fonti fossili tradizioni. Il fotovoltaico e l’eolico hanno raggiunto livelli di costo che le hanno reso attraenti sia da un punto di vista economico, che ambientale. Secondo un recente report IEA, la International Energy Agency, “nei prossimi 5 anni il mondo sarà in grado di aggiungere più capacità rinnovabile di quanta ne sia stata installata da quando, più di 100 anni fa, è stata costruita la prima centrale elettrica commerciale a energia rinnovabile”. Ma possiamo andare oltre? Sarà possibile un giorno avere energia pulita dallo spazio da “trasmettere” ovunque sia necessario?

Sembrerebbe di sì. Grazie a dei collettori solari in orbita, un giorno potremmo avere energia verde proveniente dallo spazio. Lo conferma un comunicato della Caltech (California Institute of Technology) che ha appena concluso una missione iniziata nel 2023, quando lanciò nello spazio lo Space Solar Power Demostrator (SSPD-1) per testare delle tecnologie innovative per produrre energia pulita. I risultati della missione sono positivi: il banco di prova dell’Istituto ha dimostrato la capacità di trasmettere energia senza fili nello spazio e di trasmettere per la prima volta energia rilevabile sulla Terra (rilevata da un ricevitore sul tetto di un laboratorio nel campus della Caltech University a Pasadena).

Fonte: Youtube Caltech

DOLCE, Alba e MAPLE sono le tecnologie per testare la capacità di trasmettere energia senza fili nello spazio, l’efficienza e il funzionamento di diversi tipi di celle solari e la possibilità di progettare una struttura leggera dispiegabile per fornire e mantenere le celle solari e i trasmettitori di energia.

  • Dolce (Deployable on-Orbit ultraLight Composite Experiment) è una struttura ripiegabile ultraleggera, larga circa 1,8 metri quadrati che rappresentava l’architettura modulare di base su cui installare i moduli fotovoltaici che, secondo il comunicato di Caltech, ha avuto qualche problema durante l’esperimento, risolto però dal team a terra che ha utilizzato sia le telecamere di DOLCE, che un modello in scala reale ricreato in laboratorio per capire le problematiche e cercare di risolvere il tutto.
  • Alba, composta da un insieme di 32 celle solari, realizzate ognuna con una tecnologia fotovoltaica diversa, ha in effetti testato la funzionalità di un nuovo tipo di cella solare progettata per l’uso in applicazioni spaziali. Alcune delle celle solari sono state fabbricate su misura, il che ha permesso al team di ottenere dei dispositivi piccoli e leggeri adatti per un viaggio nello spazio.
  • MAPLE (Microwave Array for Power-transfer Low -orbita Experiment) è la terza tecnologia testata, costituita da una serie di trasmettitori di potenza a microonde flessibili e leggeri, i cui risultati intermediari hanno permesso già al team di progetto di rivedere la progettazione di vari elementi di MAPLE per massimizzare le sue prestazioni nel tempo.

Naturalmente ci vorranno ancora anni di ricerca e ulteriori missioni per testare l’energia dallo spazio, poiché la generazione di energia solare spaziale richiede lo sviluppo di centrali fotovoltaiche. Questo perché non solo i “pannelli solari” nello spazio dovranno essere estesi per chilometri, ma dovranno ovviamente essere ultraleggeri, flessibili, dispiegabili, molto economici e facili da mantenere (nel senso che dovranno funzionare in modo autonomo). Intanto “la missione ha dimostrato che si tratta di un futuro realizzabile”, come lo ha dichiarato Thomas F. Rosenbaum, il presidente della Caltech.